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Fragile e spavaldo. Ritratto dell'adolescente di oggi |
xantia Scrivere "
Fragile e spavaldo. Ritratto dell'adolescente di oggi
Laterza, 2008, pp. 144, € 10,00
Chi è lo sconosciuto seduto sui banchi delle nostre scuole, sperduto nel labirinto dei centri commerciali, intento ad ascoltare e produrre una musica mai sentita prima d’ora, in cerca di se stesso, apparentemente disinteressato a ciò che gli adulti hanno da dirgli?
Malato di fragilità narcisistica, sostenuto da una spavalderia irriverente e da
un’indifferenza corrosiva, il nuovo adolescente ha una creatività inattesa che lo aiuterà a crescere, come emerge da questo ritratto sorprendente – frutto della lunga e simpatetica esplorazione del mondo dell’adolescenza fatta da Pietropolli Charmet.
Intervista con l'autore sulla scuola italiana.
Nelle
conclusioni, Charmet accenna con qualche preoccupazione alle ricette
sbrigative dell'attuale governo per il sistema al collasso
dell'istruzione italiana. Non c'è traccia di un programma ma solo la
volontà - malissimo dissimulata - di destrutturare la scuola pubblica,
con quei "tagli" massicci e indiscriminati che colpiscono un ceto
sociale squattrinato e debolissimo sul piano del prestigio sociale.
Oltre alla trovata risibile del ritorno al grembiulino, alla riedizione
di un'improbabile e non richiesta vicemamma nel ruolo di maestra
unica, c'è qualcosa di più nelle intenzioni di questa cultura di destra
che osanna la semplificazione contro il culto della complessità di una
sinistra intellettuale percepita come parolaia e inconcludente. Intanto
si cerca di ristabilire nelle aule un clima fondato sulla minaccia, dal
ripristino del voto in luogo del giudizio: un numero secco per
inchiodare i ragazzi alla mortificazione di un fallimento scolastico,
alla bocciatura per il 5 in condotta: un provvedimento che non
spaventerà i bulli - quelli veri, disperati e violentissimi.
Si
può tornare alla cultura del castigo - come se i "nuovi adolescenti"
somigliassero anche solo vagamente a quelli degli anni Cinquanta?
"Mi
sembra un discorso male impostato. Una scuola che parla retoricamente
di regole, di principi, di valori ma non è capace di costruire una
quotidianità fondata sulla relazione, sulla passione per la conoscenza,
sulla partecipazione attiva - una scuola così non va bene. Per il
momento si vedono solo "tagli" e trovate di sapore demagogico: nessun
progetto
culturale o di rifondazione della scuola italiana".
Sì,
professore, ma in attesa di un progetto appena credibile, un po' tutti
ormai sembrano d'accordo sulla necessità di modelli educativi più
forti, più severi: magari quelli di una volta, degli anni precedenti
alla "contestazione" e al clima permissivo che ha prodotto...
"Non
importa essere favorevoli o contrari al tentativo di ripristinare il
vecchio ordine, perché comunque per poterlo fare i ragazzi dovrebbero
essere disponibili a riconoscere alla scuola un significo etico e
simbolico, ma non lo sono affatto: è del tutto improbabile che si
riesca davvero a sottometterli al rispetto delle regole con lo
spauracchio d'inflessibili castighi".
Cos'è allora che si
dovrebbe fare per coinvolgere di più questi adolescenti descritti come
campioni di nichilismo, senz'altro spesso indifferenti e svogliati?
"Se
vogliamo recuperarli alla motivazione allo studio - e questo sì: a me
sembra davvero uno dei problemi più gravi che abbiamo in Italia -
bisogna aumentare moltissimo la competenza e la capacità educativa
della scuola: lasciata così, non è all'altezza di uno scenario globale
che proprio non consente scelte intellettualmente pigre. Della qualità
degli studi, di un'adeguata trasmissione dei saperi, di questo si sente
parlare poco e niente, mentre prevale la tendenza temibilissima a
scivolare nelle semplificazioni più aberranti e anche pericolose perché
illudono sulla possibilità di risolvere i problemi, e invece non fanno
che
rimandarli e dunque sostanzialmente aggravarli... È tutto un
gran chiacchiericcio politico e anche mediatico rassicurante per la
massa degli adulti più spenti, vuoti di ideali, perfettamente
robotici".
Leggendo i suoi libri - e quest'ultimo, in
particolare - sembra molto più severo con questi adulti che con i suoi
adolescenti narcisisti, fragili e spavaldi. A lei, questi ragazzi fanno
simpatia. E infatti scrive: "Chi conosce i giovani, finisce per
apprezzarli". Lei li conosce: cosa apprezza di loro?
"A
rischio di apparire buonista o anche idealizzante, non sono favorevole
alla denigrazione massiccia che subiscono questi ragazzi che invece sì,
io tendo ad apprezzare. Quando sono dentro una relazione con un adulto
abbastanza competente, sono molto etici, s'impegnano sul piano della
narrazione di sé, mostrano una grande capacità di ricognizione della
loro mente.
A dispetto delle apparenze, sono affettivi: ad
esempio, la loro vita di coppia è molto più evoluta di quella degli
adolescenti di un tempo, hanno un livello di autonomia reciproca
elevato, non coltivano eccessivamente il sentimento della gelosia,
magari hanno smarrito il senso della grande passione amorosa, onirica,
a vantaggio però di una certa pacatezza e stabilità. Soprattutto hanno
introdotto una pariteticità reale tra maschile e femminile che
senz'altro avrà una ricaduta sui loro rapporti più maturi, sulla
genitorialità futura, sulla vita familiare e nei rapporti con i
figli... A me non sembra poco".
Ma chi è l'adulto "abbastanza
competente". I genitori no, gli insegnanti neppure... Sarà lo
specialista, il terapeuta, uno come lei?
"No, per questi
adolescenti l'adulto competente è chiunque coltivi ed esprima una forte
passione per "qualcosa". Ecco, quando individuano qualcuno che secondo
loro va bene, in base a criteri anche difficili da decodificare,
possono esserne soggiogati. Anche un docente un po' svitato, ma
realmente appassionato della sua materia, diventa un punto di
riferimento, una risorsa. Gli altri adulti - quelli opachi - non sono
contestati, non sono avversari da
abbattere, semplicemente rimangono del tutto irrilevanti".
Lei
sta parlando dei ragazzi "normali", non proprio di quelli che indulgono
nelle varie condotte a rischio e conquistano i notiziari... Sembra
invece piuttosto preoccupato da quello che definisce il fenomeno della
reclusione volontaria: davvero può esserci il rischio di un rifugio
difensivo nel mondo del virtuale?
"Sì, credo che il virtuale possa mettere al riparo dallo sviluppo di sintomi psichici gravi.
Nessuno
deve vedere l'adolescente troppo fragile per reggere lo sguardo
dell'altro, mille volte meglio restare in relazione senza corpo: è la
celebrazione della più radicale delle difese rispetto all'eventualità
di sperimentare il sentimento sociale della vergogna. Sarà allora il
caso di incoraggiare gli adolescenti a incamminarsi verso la
condivisione, a non
temere i traumi e le mortificazioni.
Diversamente i nostri ragazzi seguiranno le orme dei loro colleghi
giapponesi: un milione di ragazzi spariti dalla circolazione, chiusi
nella loro cameretta a comunicare on line, come in un ospedalino da
campo nelle retrovie della vita".
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